Granfondo Scott Piacenza e riscopro il mio lato race

By |2018-03-11T19:41:46+00:0004 Settembre 2017|MY CYCLING MOMENTS, Progetti|

Avete presente quello che avevo scritto nel precedente articolo, cioè che durante la GRANFONDO SCOTT PIACENZA disputatasi ieri – la prima per me dopo più di un anno – avrei adottato l’atteggiamento suggerito dall’organizzazione, ossia quello del cicloturista che procede ammirando le bellezze che il percorso offre? Ebbene, dimenticatevi tutto questo!

Per un po’ ci avevo creduto anch’io ma avevo dimenticato che una gara è una gara e dove c’è classifica lo spirito agonistico emerge sempre, che tu lo voglia o no. E non importa se pensavi fosse più che sepolto. In una granfondo lui (lo spirito agonistico) c’è sempre e comunque. Magari non proprio alle stelle come un tempo, ma c’è!

Quindi le bellezze che il paesaggio offre, cioè le colline piacentine, in realtà non le ho viste, se non per un breve e fugace momento con la coda dell’occhio sul Passo Caldarola (seconda salita), quando per un attimo ho anche pensato che sarebbe stata bella una fotografia in quel punto. Pazza! E’ già tanto se riesco a prendere la barretta che ho nella tasca, che poi il problema è soprattutto mandarla giù. Non so se avete mai provato a masticare durante uno sforzo intenso? Rischio soffocamento. Anche per questo forse si usano i gel, che però non tutti gradiscono.

Comunque una foto alla fine mentre pedalavo l’ho fatta, non ho resistito. Eccola!

Subito dopo il Passo Caldarola all’inizio dell’ultima lunga discesa l’ unico inconveniente di giornata: perdo una lente a contatto correttiva a causa del vento. In poche parole vedo bene solo con l’occhio destro! Mi è già successo altre volte in gara e prima o poi risolverò questo problema. Purtroppo non riesco ad affrontare la discesa senza timori e perdo almeno un paio di posizioni. L’asfalto in questo tratto non è bellissimo e non mi va di rischiare.

Finita la discesa e dopo chilometri di saliscendi finalmente (si fa per dire!) la pianura. 30 km di pianura mi separano dall’arrivo. Purtroppo per un attimo di distrazione perdo subito il treno giusto. Prendo quei 5 metri di distacco che a causa della velocità e il vento non riesco più a colmare. E quei metri diventano 10, 20, … Seguono una decina di chilometri in solitaria, ogni tanto mi giro sperando di vedere qualcuno con cui condividere gli ultimi chilometri, ma dietro di me il vuoto. Avanti in lontananza vedo altri ciclisti ma nonostante i miei sforzi e l’andatura che tocca punte di 35-40 km/h il gap tra me e loro rimane sempre lo stesso.

Se c’è una cosa che soffro terribilmente sono i tratti in pianura senza scia. Non li sopporto. Vi lascio immaginare il mio sollievo quando all’improvviso compare il gruppo giusto che mi raggiunge. Mi aggrappo con le unghie e i denti e penso “questi non li mollo più fino alla fine costi quel che costi”.

In scia guadagno quasi 10 km/h facendo meno fatica di prima. Questa cosa mi stupisce sempre. Mi stupisce cioè che mettersi a ruota di qualcuno dia così tanto vantaggio. Forse ha ragione chi dice che il ciclismo è uno sport individuale atipico, perché spesso assume le sembianze del gioco di squadra.

In gruppo siamo penso una decina, non ci conosciamo ma fino alla fine facciamo appunto gioco di squadra con cambi regolari. Purtroppo quando tocca me io sono già al limite e appena rimango scoperta decelero sensibilmente. Non avere più qualcuno davanti è stato come affrontare improvvisamente un muro d’ aria, ogni pedalata una sofferenza. Fortunatamente qualcuno si accorge della difficoltà e rimedia subito mettendomi a ruota.

Alla fine taglio il traguardo felicissima anche perché ho il sospetto di essermi piazzata in classifica ben oltre le aspettative. Infatti ho recuperato tante posizioni sin dai primi chilometri in pianura ma soprattutto in salita. Sento di aver fatto bene anche i 6 km della cronoscalata ROSA.

Peccato solo per la perdita della lente a contatto che mi ha penalizzato non poco sull’ultima discesa e peccato per non aver avuto da subito il giusto “aiuto” in pianura.

Questo il mio risultato:

16° assoluta su 64 nella classifica generale femminile mediofondo.

16° assoluta su 93 nella classifica cronoscalata ROSA.

Trovate le classifiche complete della Granfondo Scott Piacenza QUI

In generale sensazioni molto buone anche in salita, ho sofferto solo gli ultimi 15 chilometri. Azzeccata la strategia di non partire a tutta, come mi capitava di fare in passato col risultato di avere un calo di prestazioni nel finale.

La Scott Foil si è confermata essere una vera bicicletta da gara. Leggera e reattiva risponde bene sul piano e in salita. Mi trovo benissimo con la guarnitura 52/36. Grazie al posizionamento in sella che ho fatto recentemente (di cui vi parlerò in un prossimo articolo) non ho accusato dolori alla schiena come mi succedeva in passato e ho sfruttato in modo ottimale la pedalata.

Concedetemi l’ultimo plauso all’organizzazione: strade perfettamente presidiate e chiuse al traffico dall’inizio alla fine. Non ho mai avvertito pericolo per auto o altri mezzi sul percorso. Questo a mio parere è l’elemento più importante in una granfondo, che deve essere soprattutto l’occasione di pedalare in assenza di traffico.

Dopo aver riscoperto il  mio lato cycling, con la Granfondo Scott Piacenza ho ritrovato il mio lato race! Prossimo obiettivo Granfondo MIlano il 17 settembre.

Trovate tutte le mie avventure con la Scott Foil 20 e il progetto #girlpower in collaborazione con Scott Sports sulla pagina del blog:

MY CYCLING MOMENTS

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