Non tutti sanno che in Lombardia c’è una fitta rete di piste ciclabili che per gran parte approfittano delle vie d’acqua come fiumi e canali, costeggiandone le rive. Uno dei miei percorsi preferiti è proprio la via ciclabile che da Lecco arriva a Milano costeggiando l’Adda e il Naviglio della Martesana, itinerario di cui ho già scritto.

Da Lecco a Milano in mtb seguendo il fiume Adda e i Navigli

Altro itinerario interessante è quello che insieme ad altri amici ho percorso mercoledì scorso 25 aprile: da Sesto Calende a Pavia in bicicletta seguendo l’acqua. Poco più di 100 km costeggiando il fiume Ticino, il Naviglio Grande e il Naviglio di Bereguardo.

Arrivati a Sesto Calende in treno partendo da Milano Centrale con treno diretto a Domodossola, iniziamo costeggiando il Ticino, seguiamo quindi il Naviglio Grande e all’altezza di Abbiategrasso lo abbandoniamo per seguire il Naviglio di Bereguardo direzione sud. A Bereguardo si percorrono altri 20 km su sterrato nel Parco del Ticino fino a Pavia. Proprio il fiume Ticino ci accompagna ancora negli ultimi chilometri.

Il paesaggio cambia al variare dei corsi d’acqua. Appena partiti dove nasce il Ticino l’ambiente è quello tipico intorno ai fiumi con vegetazione e numerosi uccelli acquatici.

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Raggiungiamo le dighe del Panperduto, complesso di dighe risalenti al 1884 che regolano le acque del Ticino e tutto il sistema idrico del milanese. Da qui nasce il canale Villoresi, che confluisce nel Naviglio Grande e il Naviglio di Bereguardo.

Vi segnalo il complesso Panperduto destinato ad accogliere il flusso di turisti lungo l’itinerario fluviale e ciclopedonale.
Il complesso del Panperduto offre molti servizi turistici: camere, museo, bar/caffetteria e bottega dei prodotti gastronomici locali, laboratori e visite scolastiche, visite guidate, eventi ed escursioni nella natura.

Seguiamo quindi il Naviglio Grande, il più grande dei navigli milanese e navigabile, che attraversa comuni ricchi di storia come Boffalora e Robecco s/N, fino ad Abbiategrasso. La ciclopedonale che lo costeggia è molto frequentata da ciclisti e pedoni. L’ideale anche per una pedalata in famiglia, così perfettamente asfaltata e pianeggiante.

Il Naviglio Grande è il primo dei canali che formano il Sistema dei Navigli milanesi, il più antico e il più importante. Le sue origini si collocano attorno al 1177 con l’ampliamento di un fossato, poi denominato Ticinello; nel 1209 si arriva a Milano. Successivi interventi ne aumentano la portata e nel 1272 il canale diventa navigabile: un naviglio. Nasce dal Ticino, a Tornavento, una località del comune di Lonate Pozzolo (VA), 23 km a sud di Sesto Calende e procede in direzione sud-est fino a Castelletto, nei pressi di Abbiategrasso, dove piega verso Milano, lasciando alla sua destra il Naviglio di Bereguardo. Ha una lunghezza di 49,9 km, una profondità massima di m 3,80; è privo di conche: fu realizzato grazie alla semplice pendenza del terreno. Termina in Darsena a Milano. Il primo e più grande canale d’Europa collegava la città con il Lago Maggiore e la Svizzera, fu essenziale per trasportare tutto quanto poteva servire per migliorare la qualità di vita dei milanesi, ai quali portava carbone, vini, carni, pesce, legna e persino i marmi utilizzati per la costruzione del Duomo, mentre trasportava al nord ciò che li poteva arricchire: sale, lino, ferro, grano e riso da vendere Oltralpe. www.naviglilombardi.it

Ad Abbiategrasso lasciamo il Naviglio Grande e cominciamo a seguire il Naviglio di Bereguardo. Questo canale ha dimensioni più modeste. Anche il paesaggio è diverso, da urbano si fa agricolo: campi, alzaie, strade agricole che si perdono all’orizzonte e tanto tanto sole.

Arrivati a Bereguardo inizia il tratto sterrato del nostro itinerario che si snoda all’interno del Parco del Ticino. Siamo sulla Via Francigena. Costeggiando il fiume Ticino, le cui rive in estate diventano spiagge affollate, percorriamo sentieri piuttosto ampi nei primi chilometri. Nell’ultimo tratto la vegetazione diventa più fitta e si incontrano dei veri e propri single-track.

Così fino al Ponte Coperto di Pavia attraversato il quale raggiungiamo la parte vecchia della città. Una meritata birra (per me un gelato) e via in stazione dove ci aspetta il treno del ritorno, che ci porterà a Milano.

Non ho molto fondo nelle gambe quindi a circa 85 km ho accusato i primi sintomi di fatica. 120 m è il dislivello positivo dell’intero itinerario. Su una distanza del genere (102 km ca.) è davvero poco, dislivello impercettibile.