Lisa Bartali non ha bisogno di grandi presentazioni. Il suo cognome ci dice già molto di lei, quanto basta per capire che nel suo futuro ci sarebbe stata la bicicletta. Vive a Firenze ed è nipote del grande Gino Bartali, grande campione e soprattutto uno degli uomini più amati del nostro ciclismo. Lisa, forse era scritto nel suo dna, ha fatto della sua passione per la bicicletta il proprio lavoro. Ha un blog, Biciclettami.it e ha creato una linea di accessori e abbigliamento di ispirazione retrò per il ciclismo urbano. Linee e dettagli ripresi dal passato proposti in chiave moderna per uno stile vintage contemporaneo.

Quando la contatto per questo articolo, sono animata dalla curiosità di sapere qualcosa in più di lei, del suo progetto Biciclettami e naturalmente del suo rapporto con suo nonno Gino, cercando magari di strapparle qualche aneddoto.

Parlaci un po’ di te. Come nasce la passione per la bici?

Sono cresciuta circondata da biciclette, libri sul ciclismo e trofei. Ero bambina e mi piaceva trascorrere molto tempo nella mansarda di mio nonno Gino, che era stracolma di cimeli e coppe. Inevitabilmente ho subito questo fascino, e la bicicletta mi ha sempre accompagnata nella mia vita. Da adolescente era il mio mezzo di spostamento durante l’estate, per raggiungere gli amici, perché i miei genitori il motorino non me l’hanno mai voluto comprare! Ho riscoperto la bici soprattutto per necessità, quando ho iniziato a utilizzarla nel mio tragitto quotidiano casa-lavoro. Da centro a periferia, e viceversa.

Come nasce l’idea di Biciclettami?

Biciclettami nasce dalla voglia di condividere il mio modo di vivere la bici, soprattutto nell’ambito urbano, ma non solo. E’ un blog dedicato alla due ruote a 360 gradi. Ci sono diverse rubriche in cui si affrontano vari temi quali: escursioni cittadine alla scoperta di arte e storia, interviste alle ciclo officine, poesia in bicicletta, cicloturismo, ciclismo vintage, restauro di bici d’epoca (una mia passione che sta crescendo molto..) e una sezione speciale è dedicata a mio nonno, Gino Bartali. Al suo interno trovate ricordi di famiglia, interviste ad ex gregari, eventi sportivi e culturali inerenti alla sua figura a cui collaboro.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Biciclettami nasce con l’intento di promuovere il ciclismo urbano. Uno degli obiettivi principali é coinvolgere più persone possibili avvicinandole ad uno stile di vita salutare ed ecostostenibile. Senza dubbio questo argomento prenderà sempre più spazio.

Sei nipote di un grande campione del nostro ciclismo, uno degli uomini più amati. Che nonno era Gino Bartali?

Nonno Gino aveva un carattere un po’ burbero e riservato, ma sotto la sua corazza c’era un cuore tenero. Spesso era fuori città, lo chiamavano come ospite d’onore o era impegnato come telecronista alle corse. Pero’ gli piaceva trascorrere il Natale e le altre festività in famiglia, e abbiamo trascorso piacevoli pomeriggi insieme a guardare il Giro d’Italia in tv.

Un’eredità importante. Cosa significa per te?

Credo che mio nonno abbia lasciato tanti insegnamenti a tutti noi. Per me è senza dubbio un esempio di vita, che tengo sempre alto. Quando mi capita di scoraggiarmi per qualche progetto andato storto o per un evento sfortunato, penso sempre al suo modo di fare combattivo e determinato. Gino è da considerarsi un grande maestro di vita: un guerriero leale nello sport, e un valoroso uomo che ha sempre agito per il bene con tanta fede e speranza nel domani. Questa è un’ eredita’ che va tramandata, anche a tale scopo e’ nato il mio blog.

A Ema vicino a Firenze si trova il Museo del ciclismo Gino Bartali, aperto nell’aprile del 2006. Uno spazio dedicato al grande campione che non dimentichiamolo ha vinto tre Giri d’Italia, due Tour de France e numerose corse fino agli anni Cinquanta. Perché visitarlo?

Il Museo del Ciclismo Gino Bartali raccoglie una vasta collezione di biciclette, esemplari unici da fine ‘800 agli anni 2000. Inoltre sono presenti due biciclette da corsa appartenute a mio nonno, e tra i tanti preziosi cimeli, la coppa del Tour de France 1948. Invito tutti a visitare questo museo, una perla di Ponte a Ema, paese natale di Gino, a soli 5 km da Firenze. Segnalo la possibilità di organizzare visite guidate (anche in lingua Inglese) e incontri con le scuole. E’ aperto venerdì, sabato e domenica con ingresso gratuito.

Gino Bartali, uno degli uomini più amati anche per le sue doti umanitarie.

Certamente. Le gesta umanitarie compiute da mio nonno in favore degli Ebrei e dei perseguitati che salvò durante la guerra, dimostrano senza bisogno di tante parole, la sua grandezza come uomo. Oltre ad essere ricordato come un campione “intramontabile”, le cui imprese sportive ancora oggi sono fonte di ispirazione per i giovani, Gino è fortemente amato per essere stato un eroe silenzioso. Grandi gambe e grande cuore.

Puoi raccontarci un aneddoto, un ricordo legato a tuo nonno?

E’ stato mio nonno Gino che mi ha insegnato ad andare in bicicletta. Mi portava al parco davanti a casa, in Piazza Cardianal Elia dalla Costa, proprio quel cardinale che sposò i miei nonni Gino e Adriana nel 1940. Mi lasciava sperimentare la bici da sola, anche se cadevo. Poi la sua voce roca tuonava da lontano: “Il piede sul pedale va messo di punta, non di tacco! “

E per finire la celeberrima foto Bartali Coppi, che ritrae i due campioni durante una tappa del Tour de France del 1952 nel momento in cui uno dei due passa la borraccia all’altro. Tutti si sono sempre chiesti: chi passò la borraccia a chi? A questo punto Lisa, ci devi svelare la verità 😉

Quando i fan lo chiedevano, mio nonno rispondeva: Sei coppiano? Allora la borraccia l’ha passata Coppi. Sei bartaliano? Allora l’ha passata Bartali. Se proprio volete saperlo. In quella famosa fotografia del Tour 1952 la borraccia, che non era altro che una bottiglia di vetro, la passò mio nonno Gino al suo eterno rivale e amico, Fausto Coppi.

 

Seguite Lisa Bartali su:

www.biciclettami.it

e su Instagram: @lisa_bartali_biciclettami