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Test della Ridley Noah Fast Disc, la bici aero del brand belga

di Paola Brazioli

Dopo il mio recente viaggio nelle Fiandre con visita all’ headquarter di Ridley ho avuto modo di testare sulle strade di casa (Brianza e triangolo lariano) la Ridley Noah Fast Disc, il modello aero della casa belga. Evoluzione del modello “Noah” che fece il suo debutto nel 2006 – vincendo subito al Tour de France alcune tappe e maglia verde grazie all’australiano McEwan – la Noah Fast è stata rivista totalmente nel 2019, perfezionando ulteriormente l’aerodinamica e il peso.

Ridley Noah Fast Disc
Foto: l’ultima versione della Ridley Noah Fast. Photo credit: photopress.be

Un po’ di storia

Prima di tutto una curiosità: il nome “Noah” è in onore del figlio del fondatore di Ridley, Jochim Aerts, nato proprio all’epoca in cui venne progettato questo modello. Lanciata la prima volta nel 2006 al Tour de France, la Noah ha cominciato da subito a inanellare una serie di successi: dall’australiano Robbie McEwan a un altro australiano dei giorni nostri, Caleb Ewan, che quest’anno su Noah Fast ha regalato al Team Lotto Soudal sette vittorie di cui due tappe al Tour de France. Passando per André Greipel, altro fortissimo velocista, che vinse 14 vittorie di tappa nel 2013 e 2014 sulla Noah SL. #FromMcEwanToEwan è l’hashtag scelto dalla casa belga per esprimere l’evoluzione del modello aero di Ridley.

La prima generazione della Noah rispondeva alle esigenze di rigidità delle bici da corsa dell’epoca, l’obiettivo era quello di avere un mezzo che rispondesse in modo estremamente reattivo ed efficiente ad ogni pedalata. In seguito l’attenzione si spostò dalla rigidità agli aspetti aerodinamici, dando vita alla Noah ISP (Integrated Seat Post), la prima versione con tecnologia F-Surface e forcella F-Split Fork. A seguire, la Noah Fast IBS, primi passi verso l’integrazione di componenti per motivi aerodinamici, e la Noah SL con ulteriore attenzione al comfort e alla riduzione del peso. Fino all’attuale versione, Noah Fast, che si colloca come bici aero versatile.

Caratteristiche tecniche della Ridley Noah Fast

Grazie agli adattamenti della forcella, della serie sterzo e a un telaio più leggero, il peso totale di questa bici è sceso di circa 250 grammi rispetto alla versione precedente. La versione rim brake rimane sotto i 7 chilogrammi, mentre nella versione con freni a disco dobbiamo considerare circa 500 grammi in più per il maggior peso delle ruote, dei freni e del gruppo.

Ridley Noah Fast
Photo credit: photopress.be

La geometria del telaio risente degli studi in galleria del vento. Realizzato in carbonio unidirezionale ad alto modulo, il telaio ha una geometria sloping col tubo orizzontale curvo e foderi ribassati che consentono di assorbire maggiormente le vibrazioni dal terreno. Questo si traduce in un maggiore comfort senza perdere in reattività. Particolare la forma alare del tubo piantone che segue la curva della ruota. Sempre il telaio si avvale della tecnologia F-Surface che consiste in scanalature longitudinali lungo i tubi in punti strategici, capaci di ridurre la turbolenza dell’aria.

Ridley Noah Fast
Photo credit: photopress.be

In prospettiva aerodinamica la forcella ha frontalmente una forma ad arco e delle alette in corrispondenza del perno passante. La forcella, il manubrio e la fascetta del reggisella sono integrati così, come i cavi e i perni passanti. Ogni dettaglio è studiato per tagliare il vento. Degni di nota anche i distanziatori tra manubrio e forcella, che insieme alle sei diverse lunghezze dell’attacco (90 – 140 mm) consentono una precisione nel posizionamento in sella fino a 1 mm. La Noah Fast è frutto di test e studi in galleria del vento nella Bike Valley, a Beringen, dove si trova anche il quartier generale di Ridley. Disponibile in cinque misure: 51 (XS), 54 (S), 57 (M), 60 (L), 63 (XL).

Il modello che ho testato monta gruppo Campagnolo Super Record EPS 12 velocità, ruote Fulcrum Wind 40 DB, copertoni Vittoria Corsa Graphene 2.0, catena KMC. Preparata su misura per me. Misura XS (51).

Foto: La bici testata era personalizzata in base alle mie misure. Lungo il tubo obliquo sono visibili le scanalature della tecnologia F-Surface, presenti in punti strategici del telaio.

Impressioni

Per apprezzare la Noah Fast fino in fondo avrei dovuto provarla in una granfondo oppure un’uscita di quelle “a tutta birra”, perché si tratta di una bicicletta studiata per andare veloce e la sua storia lo dimostra. Un mezzo che dà il meglio di sé dunque sui percorsi veloci, dove le sue caratteristiche aerodinamiche possono esprimere tutto il potenziale. La sua versatilità però si fa apprezzare anche in caso di uscite più “tranquille”, come quelle che ho fatto io.

Mi hanno colpito prima di tutto la leggerezza, che in una bici da corsa si fa sempre apprezzare, e il fitting perfetto, grazie a una misura telaio particolarmente azzeccata e a un set-up ottimale. Hanno contribuito a questo risultato anche la sella SLR Boost da donna di Selle Italia e la larghezza del manubrio adatta a me. Ho così potuto apprezzare prima di tutto il comfort della Noah Fast che, per mia grande sorpresa, è riuscita ad assorbire bene le sollecitazioni dell’asfalto, nonostante sia una bici aero e debba per sua natura mantenere una certa rigidità. In pianura ne ho apprezzato la scorrevolezza e ho avvertito la sensazione che fosse necessario poco sforzo per mantenere una certa velocità. Un po’ banalmente ho pensato “sembra che vada da sola!”. I percorsi veloci e vallonati sono il suo campo di battaglia.

Anche in salita si comporta bene, leggerezza e reattività non le mancano, quindi se ci sono allenamento e gambe, si può davvero ambire al massimo risultato. L’ho provata sulla salita del Ghisallo: reattiva e piacevole da guidare sia seduti, sia in piedi sui pedali. Merito anche del gruppo elettronico Campagnolo, della sua cambiata fluida e delle sue leve morbide, comode da usare anche per chi ha mani piccole come le mie. Vi rimando alla pagina ufficiale dell’azienda vicentina per approfondimenti e caratteristiche tecniche del gruppo Campagnolo Super Record EPS per freni a disco.

Dal punto di vista estetico è evidente la sua anima aero, dalla linea aggressiva se confrontata per esempio ad una bici da corsa di tipo endurance. I cavi completamente integrati e i dettagli aerodinamici le danno un tocco insieme elegante. Punto di forza della Noah, è inoltre la possibilità di personalizzare il colore oltre che l’allestimento. Collegandosi al sito ufficiale di Ridley è possibile scegliere i colori, la loro combinazione e la rifinitura (lucido o satinato). Per concludere la Ridley Noah Fast che ho testato è una bici di alta gamma. Studiata nei minimi dettagli, garantisce prestazioni elevate, anche grazie alla componentistica di alto livello. Una bici da corsa pura, per chi ama la velocità.

Sul Ghisallo con Ridley

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